ricorsi per la lentezza dei processi

I  RICORSI PER DENUNCIARE LA LENTEZZA DEI PROCESSI IN ITALIA NON SI PRESENTANO PIU' A STRASBURGO DAVANTI ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO, MA DAVANTI ALLA CORTE D'APPELLO IN ITALIA

<<legge del 24 marzo 2001 n. 89, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 03 aprile 2001, entra in vigore il 18 aprile 2001>>

 

L'8 marzo 2001 è stata approvata dal Parlamento italiano la cosiddetta "legge Pinto" sulla "Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo "

 Questa legge prevede che la parte che lamenti la eccessiva durata dei processi davanti ai giudici italiani possa presentare in Italia un ricorso alla Corte d'appello, limitrofa (individuata ai sensi dell'art. 11 del codice procedura penale italiano) a quella dove si  è celebrato il  processo di merito (non prima, ma non oltre i sei mesi successivi alla conclusione del processo), per ottenere, a carico del Governo italiano, il risarcimento dei danni morali o patrimoniali conseguenti alla eccessiva durata del suo processo.

In sostanza, la Corte d'appello italiana è chiamata ad assolvere alle stesse funzioni della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, ma limitatamente all'accertamento della durata eccessiva dei processi ed alla liquidazione del danno. Per tutte le ulteriori e diverse violazioni alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo è necessario attendere la fine del processo italiano, fino all'ultimo grado del giudizio e proporre (entro e non oltre i sei mesi successivi) il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, a Strasburgo.

Considerato che a seguito di questa legge italiana, la vittima della lentezza dei processi in Italia potrà ottenere un equa soddisfazione davanti agli stessi giudici italiani, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, a Strasburgo, dall'8 marzo 2001 in poi dichiarerà irricevibile qualsiasi  ricorso avente questo oggetto, ammettendone l'esame solo per quei capi di doglianza che siano distinti e diversi dalla violazione relativa alla eccessiva durata dei processi.

LEGGE 24 marzo 2001, n. 89(1).

Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell' articolo 375 del codice di procedura civile (2).

 

(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 3 aprile 2001, n. 78.

(2)  La presente legge era stata modificata dal Capo I (artt. 1, 2 e 3) del D.L. 11 settembre 2002, n. 201 con l'aggiunta dell'articolo 2-bis, del comma 6-bis all'art. 3 e dei commi 1-bis e 1-terall'art. 5, con la sostituzione del comma 3 dell'art. 3 e con la modifica del comma 6 dell'art. 3. Successivamente, il suddetto Capo I è stato soppresso dalla legge di conversione 14 novembre 2002, n. 259.

 

CODICE DI PROCEDURA CIVILE
ORDINAMENTO GIUDIZIARIO (GENERALITA')

Capo II

Equa riparazione

2.  Diritto all'equa riparazione.

1. Chi ha subìto un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi dellalegge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione.

2. Nell'accertare la violazione il giudice valuta la complessità del caso, l'oggetto del procedimento, il comportamento delle parti e del giudice durante il procedimento, nonché quello di ogni altro soggetto chiamato a concorrervi o a contribuire alla sua definizione (4).

2-bis. Si considera rispettato il termine ragionevole di cui al comma 1 se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado, di un anno nel giudizio di legittimità. Ai fini del computo della durata il processo si considera iniziato con il deposito del ricorso introduttivo del giudizio ovvero con la notificazione dell'atto di citazione. Si considera rispettato il termine ragionevole se il procedimento di esecuzione forzata si è concluso in tre anni, e se la procedura concorsuale si è conclusa in sei anni. Il processo penale si considera iniziato con l'assunzione della qualità di imputato, di parte civile o di responsabile civile, ovvero quando l'indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini preliminari (5).

2-ter. Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni (6).

2-quater. Ai fini del computo non si tiene conto del tempo in cui il processo è sospeso e di quello intercorso tra il giorno in cui inizia a decorrere il termine per proporre l'impugnazione e la proposizione della stessa (7).

2-quinquies. Non è riconosciuto alcun indennizzo:

a) in favore della parte soccombente condannata a norma dell'articolo 96 del codice di procedura civile;

b) nel caso di cui all'articolo 91, primo comma, secondo periodo, del codice di procedura civile;

c) nel caso di cui all'articolo 13, primo comma, primo periodo, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28;

d) nel caso di estinzione del reato per intervenuta prescrizione connessa a condotte dilatorie della parte;

e) quando l'imputato non ha depositato istanza di accelerazione del processo penale nei trenta giorni successivi al superamento dei termini cui all'articolo 2-bis;

f) in ogni altro caso di abuso dei poteri processuali che abbia determinato una ingiustificata dilazione dei tempi del procedimento (8).

3. [Il giudice determina la riparazione a norma dell' articolo 2056 del codice civile, osservando le disposizioni seguenti:

a) rileva solamente il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole di cui al comma 1;

 

b) il danno non patrimoniale è riparato, oltre che con il pagamento di una somma di denaro, anche attraverso adeguate forme di pubblicità della dichiarazione dell'avvenuta violazione] (9).

 

(4) Comma così sostituito dal numero 1) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

(5) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

(6) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

(7) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

(8) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

(9) Comma abrogato dal numero 3) della lettera a) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

 

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2-bis.  Misura dell'indennizzo (10).

1. Il giudice liquida a titolo di equa riparazione una somma di denaro, non inferiore a 500 euro e non superiore a 1.500 euro, per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del processo.

2. L'indennizzo è determinato a norma dell'articolo 2056 del codice civile, tenendo conto:

a) dell'esito del processo nel quale si è verificata la violazione di cui al comma 1 dell'articolo 2;

b) del comportamento del giudice e delle parti;

c) della natura degli interessi coinvolti;

d) del valore e della rilevanza della causa, valutati anche in relazione alle condizioni personali della parte.

3. La misura dell'indennizzo, anche in deroga al comma 1, non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice.

 

(10) Articolo aggiunto dalla lettera b) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

 

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3.  Procedimento (11).

1. La domanda di equa riparazione si propone con ricorso al presidente della corte d'appello del distretto in cui ha sede il giudice competente ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto è concluso o estinto relativamente ai gradi di merito il procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata. Si applica l'articolo 125 del codice di procedura civile.

2. Il ricorso è proposto nei confronti del Ministro della giustizia quando si tratta di procedimenti del giudice ordinario, del Ministro della difesa quando si tratta di procedimenti del giudice militare. Negli altri casi è proposto nei confronti del Ministro dell'economia e delle finanze.

3. Unitamente al ricorso deve essere depositata copia autentica dei seguenti atti:

a) l'atto di citazione, il ricorso, le comparse e le memorie relativi al procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata;

b) i verbali di causa e i provvedimenti del giudice;

c) il provvedimento che ha definito il giudizio, ove questo si sia concluso con sentenza od ordinanza irrevocabili.

4. Il presidente della corte d'appello, o un magistrato della corte a tal fine designato, provvede sulla domanda di equa riparazione con decreto motivato da emettere entro trenta giorni dal deposito del ricorso. Si applicano i primi due commi dell'articolo 640 del codice di procedura civile.

5. Se accoglie il ricorso, il giudice ingiunge all'amministrazione contro cui è stata proposta la domanda di pagare senza dilazione la somma liquidata a titolo di equa riparazione, autorizzando in mancanza la provvisoria esecuzione. Nel decreto il giudice liquida le spese del procedimento e ne ingiunge il pagamento.

6. Se il ricorso è in tutto o in parte respinto la domanda non può essere riproposta, ma la parte può fare opposizione a norma dell'articolo 5-ter.

7. L'erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene nei limiti delle risorse disponibili.

 

(11) Il presente articolo, già modificato prima dall'art. 2, D.L. 11 settembre 2002, n. 201- soppresso dalla legge di conversione 14 novembre 2002, n. 259 - e poi dal comma 1224 dell'art. 1L. 27 dicembre 2006, n. 296, è stato così sostituito dalla lettera c) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55D.L. n. 83/2012.

 

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4.  Termine di proponibilità.

1. La domanda di riparazione può essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva (12).

 

(12) Articolo così sostituito dalla lettera d) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83, come modificato dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 134. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

 

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5.  Notificazioni e comunicazioni (13).

1. Il ricorso, unitamente al decreto che accoglie la domanda di equa riparazione, è notificato per copia autentica al soggetto nei cui confronti la domanda è proposta.

2. Il decreto diventa inefficace qualora la notificazione non sia eseguita nel termine di trenta giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento e la domanda di equa riparazione non può essere più proposta.

3. La notificazione ai sensi del comma 1 rende improponibile l'opposizione e comporta acquiescenza al decreto da parte del ricorrente.

4. Il decreto che accoglie la domanda è altresì comunicato al procuratore generale della Corte dei conti, ai fini dell'eventuale avvio del procedimento di responsabilità, nonché ai titolari dell'azione disciplinare dei dipendenti pubblici comunque interessati dal procedimento.

 

(13) Il presente articolo già modificato dall'art. 3, D.L. 11 settembre 2002, n. 201- soppresso dalla legge di conversione 14 novembre 2002, n. 259 - è stato così sostituito dalla lettera e) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55D.L. n. 83/2012.

 

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5-bis. Gratuità del procedimento.

[1. Il procedimento di cui all'articolo 3 è esente dal pagamento del contributo unificato di cui all'articolo 9 della legge 23 dicembre 1999, n. 488. Il procedimento iscritto prima del 13 marzo 2002 è esente dalla imposta di bollo, dai diritti di cancelleria e dai diritti di chiamata di causa dell'ufficiale giudiziario] (14).

 

(14)  Articolo aggiunto dall'art. 2D.L. 11 marzo 2002, n. 28 nel testo integrato dalla relativa legge di conversione. Vedi, anche, l'art. 4 dello stesso decreto. Successivamente, il presente articolo è stato abrogato dall'art. 299D.Lgs. 30 maggio 2002, n. 113 e dall'art. 299D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, con la decorrenza indicata nell'art. 302 dello stesso decreto. Vedi, ora, gli artt. 10 e265 del citato D.P.R. n. 115 del 2002.

 

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5-ter. Opposizione (15).

1. Contro il decreto che ha deciso sulla domanda di equa riparazione può essere proposta opposizione nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento ovvero dalla sua notificazione.

2. L'opposizione si propone con ricorso davanti all'ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto. Si applica l'articolo 125 del codice di procedura civile.

3. La corte d'appello provvede ai sensi degli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Del collegio non può far parte il giudice che ha emanato il provvedimento impugnato.

4. L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento. Il collegio, tuttavia, quando ricorrono gravi motivi, può, con ordinanza non impugnabile, sospendere l'efficacia esecutiva del decreto opposto.

5. La corte pronuncia, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, decreto impugnabile per cassazione. Il decreto è immediatamente esecutivo.

 

(15) Articolo aggiunto dalla lettera f) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

 

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5-quater. Sanzioni processuali (16).

1. Con il decreto di cui all'articolo 3, comma 4, ovvero con il provvedimento che definisce il giudizio di opposizione, il giudice, quando la domanda per equa riparazione è dichiarata inammissibile ovvero manifestamente infondata, può condannare il ricorrente al pagamento in favore della cassa delle ammende di una somma di denaro non inferiore ad euro 1.000 e non superiore ad euro10.000.

 

(16) Articolo aggiunto dalla lettera f) del comma 1 dell’art. 55D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 55.

 

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5-quinquies. Esecuzione forzata (17).

1. Al fine di assicurare un'ordinata programmazione dei pagamenti dei creditori di somme liquidate a norma della presente legge, non sono ammessi, a pena di nullità rilevabile d'ufficio, atti di sequestro o di pignoramento presso la Tesoreria centrale e presso le Tesorerie provinciali dello Stato per la riscossione coattiva di somme liquidate a norma della presente legge.

2. Ferma restando l'impignorabilità prevista dall'articolo 1, commi 294-bis e 294-ter, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, anche relativamente ai fondi, alle aperture di credito e alle contabilità speciali destinati al pagamento di somme liquidate a norma della presente legge, i creditori di dette somme, a pena di nullità rilevabile d'ufficio, eseguono i pignoramenti e i sequestri esclusivamente secondo le disposizioni del libro III, titolo II, capo II del codice di procedura civile, con atto notificato ai Ministeri di cui all'articolo 3, comma 2, ovvero al funzionario delegato del distretto in cui è stato emesso il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione, con l'effetto di sospendere ogni emissione di ordinativi di pagamento relativamente alle somme pignorate. L'ufficio competente presso i Ministeri di cui all'articolo 3, comma 2, a cui sia stato notificato atto di pignoramento o di sequestro, ovvero il funzionario delegato sono tenuti a vincolare l'ammontare per cui si procede, sempreché esistano in contabilità fondi soggetti ad esecuzione forzata; la notifica rimane priva di effetti riguardo agli ordini di pagamento che risultino già emessi.

3. Gli atti di pignoramento o di sequestro devono indicare a pena di nullità rilevabile d'ufficio il provvedimento giurisdizionale posto in esecuzione.

4. Gli atti di sequestro o di pignoramento eventualmente notificati alla Tesoreria centrale e alle Tesorerie provinciali dello Stato non determinano obblighi di accantonamento da parte delle Tesorerie medesime, nè sospendono l'accreditamento di somme a favore delle Amministrazioni interessate. Le Tesorerie in tali casi rendono dichiarazione negativa, richiamando gli estremi della presente disposizione di legge.

5. L'articolo 1 del decreto-legge 25 maggio 1994, n. 313, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994, n. 460, si applica anche ai fondi destinati al pagamento di somme liquidate a norma della presente legge, ivi compresi quelli accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici delle amministrazioni interessate.

 

(17) Articolo aggiunto dal comma 6 dell’art. 6D.L. 8 aprile 2013, n. 35, come modificato dalla legge di conversione 6 giugno 2013, n. 64.

 

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6.  Norma transitoria.

1. Nel termine di sei mesi (18) dalla data di entrata in vigore della presente legge, coloro i quali abbiano già tempestivamente presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi dellalegge 4 agosto 1955, n. 848, possono presentare la domanda di cui all'articolo 3 della presente legge qualora non sia intervenuta una decisione sulla ricevibilità da parte della predetta Corte europea. In tal caso, il ricorso alla corte d'appello deve contenere l'indicazione della data di presentazione del ricorso alla predetta Corte europea.

2. La cancelleria del giudice adìto informa senza ritardo il Ministero degli affari esteri di tutte le domande presentate ai sensi dell'articolo 3 nel termine di cui al comma 1 del presente articolo.

 

(18)  Termine prorogato al 18 aprile 2002 dall'art. 1D.L. 12 ottobre 2001, n. 370 (Gazz. Uff. 15 ottobre 2001, n. 240), convertito in legge dall'art. 1L. 14 dicembre 2001, n. 432 (Gazz. Uff. 14 dicembre 2001, n. 290), entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

 

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7.  Disposizioni finanziarie.

1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in lire 12.705 milioni a decorrere dall'anno 2002, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2001-2003, nell'àmbito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno 2001, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero (19).

2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 

(19)  Vedi, anche, il Decr. 5 maggio 2003.

 

TABELLA  DELLA COMPETENZA TERRITORIALE IN ITALIA DOVE PRESENTARE I RICORSI PER DENUNCIARE LA LENTEZZA DEI PROCESSI